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A.B. 26 dicembre 2014
Nei giorni scorsi, la società rossoblu è venuta a conoscenza dei gravi problemi di salute dell´allenatore. E’ stato rispettato il mandato del silenzio, fino ad oggi quando, con il coraggio che lo contraddistingue, il tecnico molisanoha deciso di rendere pubblico il proprio dramma. Pubblichiamo la sua lettera e le parole del presidente della Torres Domenico Capitani, come fatto sul sito ufficiale della squadra
Torres: il dramma umano di mister Cosco


SASSARI - Nei giorni scorsi la Torres è venuta a conoscenza dei gravi problemi di salute di mister Vincenzo Cosco. E’ stato rispettato il mandato del silenzio, fino ad oggi, venerdì 26 dicembre, quando, con il coraggio che lo contraddistingue, il tecnico rossoblu ha deciso di rendere pubblico il proprio dramma. Pubblichiamo la sua lettera e le parole del presidente della società sassarese Domenico Capitani.

Cari amici, cari sportivi, cari tifosi della Torres,
è con un mix di sentimenti che vi scrivo: emozione in primis, ma anche col nodo in gola e, al contempo, con spirito battagliero, quello che mi ha sempre contraddistinto nel mondo del calcio. Quel carattere che mi ha permesso di partire dal mio piccolo paese, Santa Croce di Magliano, arrivando ad allenare fino in serie C. Sono costretto a salutare il calcio e la Torres, ma spero che sia solo un arrivederci. Anzi, sono convinto che il mio saluto sarà solo un temporaneo allontanamento dallo sport che, insieme alla mia famiglia, è stato il mio mondo per quaranta anni. La mia vita, alla vigilia del Natale 2014, è cambiata in due ore, così come cambiò in un giorno di quel lontano 1996. Il cancro, sconfitto e annientato diciotto anni fa, è tornato a invadere il mio corpo, in maniera più violenta. E, così, oggi per me inizia la “partita di ritorno” contro il male del secolo. All’andata, per dirla nel gergo calcistico, ho vinto, ho trionfato: combattei, anche grazie al supporto della mia famiglia e dei miei amici più stretti, come un leone indomito ed ebbi la meglio. Il cancro, oggi, ha fatto gol e io sono costretto ai tempi supplementari: una partita nella quale il pareggio non esiste. Sono costretto a vincere: devo farlo per tutta la mia famiglia, per mia moglie Silvana, per i miei piccoli, ma già maturi, figli, Gaia e Luigi, ma anche perché io ho sempre sostenuto che i sogni aiutano a vivere. Non posso far altro, dunque, oggi come non mai, che andare avanti sognando, per continuare a vivere e, quindi, restare vicino alla mia famiglia e ai miei cari, oltre che per riprendere quel sogno chiamato “calcio”. Per far ciò dovrò battere ancora una volta il cancro: la fede, così come diciannove anni fa, sarà la mia guida, insieme con l’affetto della mia famiglia e dei miei amici più stretti: vedere che chi mi sta più vicino ha macinato chilometri per raggiungermi a casa appena qualche ora dopo la drammatica diagnosi, mi ha riempito l’animo di quella necessaria e indispensabile voglia di combattere.

Inizia la mia partita più importante: quella contro il destino, atto secondo. Credo nel fato e sono convinto che chi è sopra di noi mi ha messo nuovamente alla prova. Riparto dal secondo tempo di Torres-Cremonese: la mia squadra, sotto di due reti, è riuscita a imporsi per 3-2. Dalla panchina ho combattuto insieme ai ragazzi, senza sapere che dentro di me il male già covava da tempo. Il secondo tempo della mia ultima partita ufficiale sarà il leit-motiv dei miei prossimi mesi: servirà una prova di carattere, forza e orgoglio per sconfiggere il nemico che ha invaso il mio corpo, la mia corazza, quella che mi ha difeso nei momenti più difficili e grazie alla quale mi sono tolto delle grandi e belle soddisfazioni nel fantastico mondo del calcio. La mia speranza è quella di tornare, quanto prima, su un prato verde, per riprendere a sognare con undici guerrieri pronti a dare tutto per una maglia, per i propri tifosi e per quel sogno che si coltiva sin da bambini. Ringrazio il mio medico, Michele Iantomasi, colui che ha capito al volo, dai miei sintomi prima ancora di effettuare gli accertamenti, che il mio dolore era qualcosa in più di un semplice malanno passeggero. Ringrazio la “Neuromed” e il suo presidente (mio amico) Mario Pietracupa: ho trovato una disponibilità sia della struttura sia del suo vertice che, difficilmente, si riscontrano altrove. E approfitto per ringraziare la vicinanza di colui che è stato uno dei miei primi presidenti, diventato poi un pilastro per la mia vita e di quella della mia famiglia, Luigi Perrella. Non posso nemmeno fare a meno di ringraziare anche i vertici del mio attuale club, la Torres: il presidente Domenico Capitani, l’amministratore delegato Manolo Patalano e il direttore generale Enzo Nucifora mi hanno dimostrato un affetto in questi ultimi giorni che, forse, nel mondo del calcio non mi sarei mai aspettato. Il patron Capitani è la dimostrazione che non tutto il calcio è malato e che anche in questo mondo c’è spazio per i sentimenti, che vanno oltre i risultati e l’impegno economico. E un grazie anche all’amico-confidente Giuseppe Formato: lui mi ha detto che anche questa volta “l’Architetto”, “Colui che tutto move”, aggiusterà tutto. E così sarà. Ne sono certo. Datemi qualche mese: spero di tornare nuovamente in panchina nelle vesti di quel “leone indomito” che è in me. Ciao a tutti, arrivederci.


Queste le parole del presidente Capitani: «Siamo tutti vicini a Vincenzo Cosco e alla sua famiglia in questo momento difficile, ma per noi lui è e resta il nostro allenatore. Siamo convinti che la sua grande forza gli permetterà di superare la malattia e lo aspettiamo quanto prima». Il presidente Capitani predica calma: «Attendiamo di avere una diagnosi precisa e solo in seguito, insieme con il direttore e lo staff tecnico, valuteremo il da farsi. Il rapporto per noi non si interrompe e la squadra si ritroverà domani per iniziare un percorso di ripresa atletica già programmato con il preparatore Pescosolido, il vice Quarta e il collaboratore tecnico Boncore. Il direttore Nucifora è sul mercato, secondo le direttive definite col tecnico per sistemare la squadra al meglio. In questo momento, così difficile e duro nella vita di una persona, possiamo solo sperare che tutto si evolva per il meglio e, nel mentre, continuare a lavorare con lo stesso carattere e la stessa determinazione che contraddistinguono, da sempre, l’uomo e l’allenatore Vincenzo Cosco».

Nella foto: mister Vincenzo Cosco
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