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S.I. 10 novembre 2014
Nelle prime ore del mattino di oggi (lunedi 10 novembre), gli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Sassari, hanno eseguito 8 misure cautelari personali nei confronti ai altrettante persone, tutte sassaresi
Rapine e non solo, sgominata banda


SASSARI - Nelle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile di Sassari, a conclusione di una lunga e complessa attività di indagine ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Nell’ambito della medesima operazione è stato anche disposto l’obbligo di dimora a carico di altri due soggetti sottoposti ad indagini.

I provvedimenti restrittivi sono stati adottati sulla base di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Sassari Pietro Antonio Spanu, su proposta del Pubblico Ministero che ha coordinato le indagini Carlo Scalas. Le indagini, portate avanti dalla Quarta Sezione della Squadra Mobile diretta da Bibiana Pala, hanno preso avvio a seguito della rapina in danno della gioielleria Bartoletti di Sassari via Carlo Alberto avvenuta il giorno 26 agosto 2013 da un giovane a volto coperto ed armato di coltello. Il rapinatore, dopo essersi impossessato di alcuni oggetti che la commessa stava mostrando a due clienti, aveva fatto perdere le proprie tracce per le vie del centro storico.

Le indagini immediatamente avviate si sono, fin da subito, rilevate particolarmente complesse a causa dell’assoluta mancanza di tracce utili e dell’opera di depistaggio compiuta dai due clienti presenti nel negozio che, in realtà, sono risultati essere complici del rapinatore solitario. I due finti clienti, infatti, hanno facilitato il compito del rapinatore mostrandosi interessati ad un acquisto, in modo da indurre il commerciante ad esporre i gioielli sul banco di vendita. L’autore materiale della rapina è risultato essere Sebastian Antonio Vanali Pileri Raica sassarese di 21 anni, sottoposto a custodia cautelare in carcere.

I due finti clienti sono stati invece identificati per Antonio Franca e Simona Santona, entrambi sassaresi di 23 e 25 anni, all’epoca dei fatti fidanzati fra loro, tutti con precedenti penali e di polizia. Le indagini hanno dimostrato che fra i tre indagati preesisteva uno stretto rapporto di amicizia e frequentazione. Rapporto che legava i tre anche al quarto complice della rapina, identificato in Alessandro Moracini, ventinovenne, anche lui di Sassari e anche lui con precedenti penali e di polizia. L’attività investigativa ha dimostrato che Moracini ha partecipato al reato di rapina, sia effettuando un sopralluogo preventivo, sia inducendo gli altri tre a commettere il reato.

Oltre all’identificazione degli autori della rapina in questione, le indagini svolte hanno consentito di fare piena luce anche su altri episodi delittuosi verificatisi in città nello stesso periodo. Di particolare rilievo è risultata la figura del 29enne, che ha partecipato a tutte le attività illecite scoperte dalla Squadra Mobile. E stato, infatti, accertato che il predetto ha preso parte ad uno dei due furti consumati in danno della ex concessionaria Nissan di Predda Niedda, consumati nel periodo intercorrente fra il 10 ed il 17 settembre 2013.

Per il secondo furto è stato indagato oltre ai due soggetti sopra richiamati, anche Alessandro Moracini. In questo caso i tre sono stati coadiuvati nell’azione criminosa da Marzia Mastino, ventiduenne di Sassari e fidanzata di Maracini, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari e Roberto Palapoli, pregiudicato ventottenne di Sassari, nei cui confronti è stato disposto l’obbligo di dimora. Ancora Moracini insieme alla fidanzata sono stati indagati per il reato di danneggiamento pluriaggravato consistito nell’aver appiccato il fuoco ad una costosa autovettura parcheggiata nell’autorimessa di un condominio signorile di Sassari, nella notte del 24 settembre 2013. In questo caso, come concorrenti dei due fidanzati sono stati indagati anche il noto imprenditore sassarese di cinquantacinque anni, Gianuario Pilo, oltre ad una quarta persona non sottoposta a misura cautelare, stante il ruolo marginale svolto nella faccenda. In questo caso di particolare rilievo è risultato il ruolo svolto dall’imprenditore.

E’ infatti emerso che Moracini abbia agito in concorso con la fidanzata e con l’altra persona sottoposta alle indagini di cui si è detto, peraltro dipendente di Pilo, proprio su mandato di quest’ultimo. Le indagini hanno permesso di accertare che l’imprenditore ha dato mandato ai suoi complici di dare fuoco alla vettura nell’ambito di un più articolato programma di atti persecutori che, in quel periodo, aveva posto in essere in danno di una donna per motivi sentimentali.

Anche Pilo è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, atteso il grave quadro indiziario che si è venuto delineando nei suoi confronti per quello che appare come il più grave dei reati oggetto di indagine, e per le modalità esecutive, e per il pericolo per l’incolumità delle persone residenti nel palazzo ove è stato appiccato il fuoco alla macchina. Il reato commesso da Pilo appare particolarmente grave avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi atteso che le fiamme hanno lambito i tubi della rete del gas di città che servono l’immobile. Soprattutto, si deve rimarcare la gravità della condotta dell’arrestato in relazione alle gravi conseguenze negative che, generalmente, il tipo di reato contestato produce sulla vittima la quale, in questo caso, oltre che con una serie di altri atti persecutori, consistititi in una pesante attività diffamatoria, è stata colpita mentre si trovava nella sua abitazione e in tempo di notte.
Commenti
13:03
Ieri pomeriggio, gli agenti della Sezione Volanti sono intervenuti nel centro commerciale Cortesantamaria
29/5/2016
Padre e figlio se le danno violentemente a Poltu Quadu. Provvidenziale l´intervento dei carabinieri. L´uomo va in escandescenza e aggrdisce anche i militari
29/5/2016
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28/5/2016
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