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Carmelo Spada 12 aprile 2013
Presentato nei giorni scorsi presso l´aula magna dell´Accademia di Belle Arti di Sassari il saggio dell´economista Giuseppe De Marzo
De Marzo: “Anatomia di una rivoluzione”


SASSARI - E' stato presentato nei giorni scorsi presso l'aula magna dell'Accademia di Belle Arti di Sassari il saggio dell'economista Giuseppe De Marzo, “Anatomia di una rivoluzione” (Castelvecchi, 237 pagine, 17,50 euro). L'incontro è stato coordinato da Costantino Cossu de “La Nuova Sardegna” sono intervenuti l'autore Giuseppe De Marzo, Stefano Deliperi (Gruppo di intervento giuridico) e Marcello Madau (docente di Beni culturali e ambientali all'Accademia). Si è trattato di una “lectio brevis” condotta a più voci su “Paesaggio, beni comuni, nuovi modelli dal Mezzogiorno”.

Il sottotitolo del libro “Giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi” esplicita il senso dell'intero lavoro dell'economista Giuseppe De Marzo che ha iniziato illustrando la separazione temporale operata dal liberismo: prima si mette in moto l'economia, poi si pensa a risolvere i problemi del reddito pro-capite e delle condizioni ambientali, che, dopo un peggioramento iniziale, tenderanno a migliorare. Me le cose non sono andate in questo modo infilandoci, piuttosto, in un vicolo cieco, quello di una disperante crisi priva di equità sociale e ambientale.

Come chiarisce Luciano Gallino, professore emerito dell'Università di Torino, nel suo lucidissimo libro “La lotta di classe dopo la lotta di classe” (Editori Laterza € 12.00). Sostiene Gallino che dagli anni Ottanta, la lotta che era stata condotta dal basso per migliorare il proprio destino ha ceduto il posto a una lotta condotta dall'alto per recuperare i privilegi, i profitti e soprattutto il potere che erano stati in qualche misura erosi nel trentennio precedente. Cosi De Marzo dà luce alla relazione stretta fra distruzione dell'ambiente e aumento della povertà che definisce “razzismo ambientale”. Documenta inquietanti siti americani come Cancer Alley, aree sudamericane, europee, asiatiche.

Di lavoro si muore per mancanza di sicurezza. Ma nel parametro della sicurezza dovremo far rientrare anche le morti per le produzioni inquinanti, che si stanno ampliando come un vero e proprio genocidio. Il sistema liberista non funziona. La giustizia ambientale, il lavoro, la sfera biologica sono violate in modo sempre più pesante, e la crisi che chiamiamo globale parla di un pianeta Terra gravemente ammalato. Sostiene De Marzo la necessità di una riconversione della struttura produttiva ed energetica, partire dalla sostenibilità ambientale comunità per comunità. E' necessario legare i beni comuni alle stesse comunità, in un modello biologicamente sostenibile.

Altrettanto esplicito è stato Marcello Madau, contestualizzando il proprio ragionamento sulla situazione sarda, ovvero una terra di conquista per avvelenatori, produttori di bustine per la spesa, nuovi padroni del vento e del sole. Si riscontra lo smarrimento della ragione, di un antiquariato colonialista che cerca di dominare i paesaggi meridionali e delle isole tingendosi di un verde molto artificiale. Ad essi stanno rispondendo democraticamente le comunità, i giovani. Opposizione democratica, con il fiorire di comitati di base, locali.

Almeno una trentina ne sono stati censiti in tutta la Sardegna - ha affermato - Costantino Cossu. La serata si è sviluppata con diversi interventi di rappresentanti dei vari comitati: “No chimica verde” e “Capsa”. E' intervenuta anche Monica Spanedda, assessore all'Ambiente del Comune di Sassari. I rappresentanti del comitato “No chimica verde” hanno posto una domanda: perché il comune di Sassari (e provincia di Sassari) ha sottoscritto l'accordo con l'Eni per la chimica verde senza subordinare qualsiasi nuovo intervento alle bonifiche dei siti inquinati dell'area industriale di Porto Torres, come stabilito dalla legge. L'assessore ha manifestato tutta la disponibilità ad un confronto.
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