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Red 8 maggio 2018
Il seminario di venerdì ha rappresentato l’atto finale di un progetto che ha avuto come obiettivo la sperimentazione didattica, il potenziamento della motivazione allo studio ed alla conoscenza attraverso metodologie didattiche ispirate al gioco ed alla “programmazione coding”
Coding e robotica educativa in ospedale


CAGLIARI - «Grazie al coding e al gioco è possibile dare continuità formativa e inclusione sociale ai ragazzi impossibilitati alla normale frequenza scolastica». Così il presidente dell'Associazione K@iros Giuseppe Cosseddu ha concluso il seminario “Scuola in ospedale–Gioco, apprendimento e inclusione sociale” tenutosi venerdì all’Istituto comprensivo Giusy Devinu di Cagliari, durante il quale ha presentato i risultati del progetto “Bob-Gioco, apprendimento e inclusione sociale”. Il progetto, finanziato nell’ambito della Lr n.23/2005 dall’Assessorato regionale dell’Igiene e sanità e dell’assistenza sociale, si è proposto di stimolare un processo educativo finalizzato alla promozione del successo formativo ed al potenziamento della motivazione allo studio ed alla conoscenza attraverso metodologie didattiche ispirate al gioco ed alla programmazione (coding). «L’obiettivo era quello di stimolare le “life skills” - ha aggiunto Stefano Pinna, pedagogista della cooperativa sociale AsGeSa - ossia, come si legge nella definizione data dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1998: “l’insieme delle abilità utili per adottare un comportamento positivo e flessibile e far fronte con efficacia alle esigenze e alle difficoltà che si presentano nella vita di tutti i giorni”. Come la comunicazione efficace, la risoluzione dei problemi o la creatività, per citarne alcune. Abilità stimolate attraverso il robotino Bob (programmato con scratch), le costruzioni lego e il coding».

Bob ha coinvolto tre bambini/ragazzi con bisogni educativi speciali, che a causa della condizione di salute si trovano temporaneamente esclusi dal contesto scolastico di apprendimento e dalle reti di relazione, perché frequentano la scuola in ospedale e/o fruiscono dell’istruzione domiciliare. Due servizi scolastici, che offrono un percorso formativo individualizzato per promuovere, la scuola in ospedale, l'istruzione degli alunni lungodegenti; recuperare i ritardi cognitivi degli alunni ricoverati per brevi periodi; programmare gli interventi per gli alunni curati in day-hospital. Il servizio di istruzione domiciliare, che esiste da vent’anni, viene attivato per gli studenti impediti alla frequenza scolastica per un periodo superiore a trenta giorni a causa della malattia e sottoposti a cicli di cura periodici. Il servizio di istruzione domiciliare costituisce una reale possibilità di ampliamento dell'offerta formativa che riconosce ai minori malati, il diritto-dovere all'istruzione, anche a domicilio. I tre ragazzi coinvolti nel progetto Bob, durato venti ore, sono stati in grado di realizzare dei piccoli progetti. Come Lucia (nome di fantasia), che ha realizzato un video rivisitando le più famose fiabe o Andrea (nome di fantasia), che è riuscito a far muovere in un percorso guidato una costruzione lego programmando i suoi spostamenti. «Sono stati momenti molto forti – ha aggiunto il presidente dell’associazione – che ci ha fatto scoprire un mondo che non conoscevamo. Un’esperienza che ci porteremo sempre dietro nata dalla volontà di aiutare i bambini a imparare».

«L’utilità del coding all’interno della scuola in ospedale – ha spiegato Piero Piasotti, docente dell’Istituto comprensivo n.3 di Quartu Sant’Elena e formatore del progetto Bob – è quello di trascorre il tempo in corsia in modo piacevole, liberando la fantasia e aumentando la creatività. Non solo divertimento. Grazie al coding, si insegna a scomporre i problemi complessi in parti più semplici ma anche a imparare dai propri errori e rendere possibile la sperimentazione creativa». In Sardegna, sono circa 250 i ragazzi che l’anno scorso hanno frequentano la scuola in ospedale. Un percorso nato nell’anno scolastico 2001/02 in via progettuale all’ospedale Brotzu e diventato definitivo l’anno seguente a cui si è aggiunto l’ospedale Microcitemico di Cagliari a partire dall’anno scolastico 2002/03. Hanno iniziato due insegnanti, a cui se n'è aggiunto un terzo quattordici anni dopo. «Oggi sono sempre tre i docenti, due della scuola primaria e uno dell’infanzia, che operano nei due ospedali del capoluogo – ha spiegato Roberto Bernardini, dirigente istituto Devinu, sede della scuola in ospedale e dell’istruzione domiciliare – Vorremmo poter espandere la formazione anche ai ragazzi che frequentato la scuola media per poter garantire una continuità della formazione». Sono tantissimi gli alunni che i maestri Andrea Serra e Marianna Cadeddu, docenti della sede distaccata del Devinu, che si occupano scuola in ospedale ed istruzione domiciliare, hanno avuto. «I libri e le storie – raccontano i maestri – sono grandissimi alleati nel nostro lavoro. Attraverso questi facciamo immedesimare ed evadere, dalle mura dell’ospedale, i ragazzi che hanno un ciclo scolastico rallentato».

Nella foto: Rossana Copez e Roberto Bernardini
Commenti
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