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Red 12 aprile 2018
L´incontro sul futuro della filiera ittica ha visto la presenza dell´assessore regionale della Pesca Pier Luigi Caria, della vicepresidente della Commissione dell´Unione europea Renata Briano e numerosi operatori
Pesca: convegno ad Olbia


OLBIA - Il mondo della pesca, dell’acquacoltura e della attività in laguna della Sardegna si è riunito martedì ad Olbia, in una ricca giornata di confronto sul futuro del comparto isolano alla luce degli sviluppi dei mercati locali ed internazionali. I lavori si sono svolti nel Museo Archeologico nell’ambito del convegno: “La filiera ittica in Sardegna. Stato dell’arte e prospettive”. All’iniziativa, organizzata dai Gruppi di azione costiera (Flag nord Sardegna, Flag Sardegna orientale e Flag sud occidentale), in collaborazione con l’Agenzia regionale Laore, l’Associazione mediterranea acquacoltori, l’Associazione piscicoltori italiani ed il Comune, hanno partecipato l’assessore regionale dell’Agricoltura, competente anche per la Pesca, Pier Luigi Caria e la vicepresidente della Commissione Pesca del Parlamento europeo Renata Briano. Al mattino. le attività sono state scandite da numerose relazioni dei rappresentanti territoriali dei pescatori, da studiosi delle università e da imprenditori del comparto. Nel pomeriggio, si sono tenuti workshop più specifici.

«Possiamo definire l’incontro di oggi come una sorta di Stati generali della Pesca in Sardegna - ha dichiarato Caria in apertura del suo intervento - La normalizzazione delle attività dei mitilicoltori olbiesi, raggiunta lo scorso anno da questa Giunta con le concessioni affidate agli operatori locali riuniti in Consorzio, ha favorito una stabilizzazione del comparto che si attendeva da anni. Il tema delle concessioni demaniali è stato affrontato dal nostro Assessorato e oggi, attraverso una legge approvata poche settimane fa, i costi sono stati regolamentati e aggiornati in modo più equo». Il titolare della Pesca ha poi fatto il punto sulla gestione delle risorse disponibili per sostenere gli investimenti nel comparto. «La precedente programmazione 2007-2013 aveva in disponibilità 15milioni di euro e ne sono stati rimandati indietro, non spesi, ben 9. In questa nuova programmazione Feamp abbiamo un fondo da 36milioni e abbiamo dimostrato di voler cambiare rotta rispetto al passato. Con i venticinque bandi lanciati dall’Assessorato sono stati stanziati circa 25milioni con richieste di finanziamento che superano i 21milioni: tre volte superiori alle risorse spese nel settennato precedente. Insieme agli operatori – ha aggiunto l'assessore – abbiamo lavorato fianco a fianco per costruire interventi che garantissero le attività d’impresa e la salvaguardia del prodotto: dai ricci di mare alle oloturie passando per il corallo. È vero che sul riccio e l’aragosta abbiamo regole più stringenti rispetto al resto d’Italia, ma forse questo ci ha permesso di conservare tali specie che in altri mari stanno scomparendo. Come Regione abbiamo investito 20milioni per le lagune e stiamo continuando a intervenire sui danni da delfini e da cormorani. Il problema di questo comparto, più dell’agricoltura, è legato all’anzianità degli operatori. Con il Feamp abbiamo promosso interventi che favorissero il ricambio generazionale, e continueremo su questa strada coinvolgendo ancora di più i giovani».

«Sono venuta qui per ascoltare e porterò la voce della Sardegna in Commissione parlamentare – ha esordito Briano - Un limite dell’Unione europea è dato dai vincoli che, se su base di principio sono condivisibili, all’atto dell’applicazione spesso non tengono conto delle peculiarità territoriali dove attività e tradizione di pesca sono diverse da regione a regione. Per far crescere il comparto, è fondamentale collaborare e fare sistema fra i diversi soggetti coinvolti: pubblici o privati. Bisogna inoltre lavorare sull’etichettatura dei prodotti che finiscono nei nostri piatti favorendo così la pesca tradizionale. I controlli sulle frodi vanno intensificati non tanto nei confronti degli operatori in mare ma di chi commercializza il pescato». Con 1709chilometri di perimetro, la Sardegna è la regione d’Italia con la maggiore estensione di coste, il 21,6percento del totale nazionale, seguita dalla Sicilia con 1430chilometri. Terza regione per numero di battelli, circa 1350, dopo i poco meno di 3mila della marineria siciliana ed i circa 1500 della Puglia. Secondo i dati illustrati durante il convegno (fonte Camere di Commercio), sono circa 4500 gli addetti del comparto isolano, che con l’indotto superano le 12mila unità. I pescatori sardi lavorano anche su poco meno di 9mila ettari di lagune costiere produttive contro i circa 40mila ettari presenti in tutta Italia. In tali superfici si trovano molte eccellenze della pesca isolana: dai mitili (cozze, vongole ed ostriche), ai crostacei, cefali, spigole, orate ed anguille. Le attività di pesca nelle zone umide hanno garantito in questi anni la tutela e la salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità.

Nella foto: un momento del convegno
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