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Sassari NewsnotiziesassariCulturaCinema › Cinema e sociale: San Donato diventa un set
Red 12 novembre 2017
Il quartiere sassarese diventa un grande set cinematografico: via alle riprese del film che racconta una comunità in cerca di riscatto grazie a “Brutti, sporchi e cattivi?”, il progetto elaborato dal locale Istituto comprensivo
Cinema e sociale: San Donato diventa un set


SASSARI - Un quartiere che chiede attenzione e rispetto, che ostenta la propria dignità, che racconta con orgoglio la propria esperienza, fatta di convivenze, di multiculturalità, di disagi, di sogni e di speranze, di frustrazioni e di vite ai margini. Una risposta politica, nel senso più letterale e nobile del termine, a chi vuole pubblicizzare un’immagine diversa di quest'isola felice, in cui l’umore è alto ed il senso della comunità aiuta ad affrontare piccole e grandi difficoltà, collettive ed individuali. C’è tutto questo e molto di più nel film ad episodi che da domani, lunedì 13 novembre, sarà girato nel quartiere e sarà dedicato ai suoi abitanti, ai suoi vicoli ed ai suoi slarghi, alle sue mancanze ed ai suoi simboli, ad iniziare dall’Istituto comprensivo che porta lo stesso nome del rione e che, dopo essersi fatta da anni testimone di nuove ed innovative forme di accoglienza, integrazione e multiculturalità, punta sulla cultura come molla per stimolare e diffondere la creatività. Le riprese e la realizzazione dei tre cortometraggi che trasformeranno San Donato in un grande set cinematografico sono una delle azioni previste da “Brutti, sporchi e cattivi?”, un progetto elaborato dalla scuola di San Donato con Nuovo Aguaplano (circolo di cultura cinematografica che fa capo ad Arci e da decenni anima il tessuto culturale cittadino) ed il Dipartimento di Architettura di Alghero dell’Università degli studi di Sassari, impegnatissimo sul versante della diffusione della multiculturalità come occasione di rigenerazione sociale, culturale, economica ed urbanistica.

All’iniziativa collabora anche TaMaLaCà, startup innovativa specializzata in processi di rigenerazione urbana, che a San Donato hanno radicato con successo uno dei progetti più riusciti, quello del “Fronte di liberazione dei Pizzinni Pizzoni”, inserito tra i sessanta casi esemplari presenti in “Global public space toolkit”, il vademecum di buone pratiche per gli spazi pubblici realizzato da Un-Habitat, l’agenzia Onu per l’urbanizzazione sostenibile ed il diritto di tutti ad una casa dignitosa. Unico in Sardegna, “Brutti, sporchi e cattivi?” è finanziato dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e dal programma nazionale “Scuola: spazio aperto alla cultura”. Nei giorni scorsi, il progetto è entrato nel vivo con l’avvio della rassegna realizzata all’interno della scuola. Al momento, è ospitata in uno spazio provvisorio, ma presto (grazie all’iniziativa in atto), l’Istituto comprensivo avrà un vero e proprio spazio dedicato al cinema ed alla sua fruizione. Sarà il segno più tangibile e duraturo, dal punto vista materiale, ma anche sociale e culturale, di un processo che nel lungo periodo vuole contribuire alla “riabilitazione” dell’immagine di San Donato e che nell’immediato vuole garantire agli abitanti del quartiere la concreta possibilità di accedere a occasioni di fruizione e co-creazione di attività culturali e creative.

Il racconto di San Donato e delle storie ispirate al quartiere è stata affidata alle sensibilità di Sergio Scavio, Fabio Sanna e Bruno D’Elia, che si muoveranno su differenti registri stilistici e narrativi. Più meditativo il lavoro di Scavio, mentre il tono scelto da Sanna è quello della commedia. D’Elia si muoverà invece sui binari ai lui più consoni, quelli dell’animazione. A tenere uniti i tre lavori, il lavoro che i registi hanno fatto insieme allo sceneggiatore Pier Paolo Picciarelli. Nei mesi scorsi, con il supporto diTaMaLaCà, Picciarelli è stato a più riprese nel quartiere, ne ha annusato i profumi e gli umori, ne ha studiato i luoghi ed i protagonisti, ne ha conosciuto la storia ed il vissuto. Dalle testimonianze, suggestioni ed impressioni raccolte durante lo studio antropologico condotto a fine estate, Picciarelli ha estratto i soggetti su cui hanno lavorato i tre registi. Il sogno è che San Donato possa diventare un caso, cinematograficamente parlando, come è già capitato ad altri lavori fatti da Pier Paolo Picciarelli e dedicati alla narrazione di realtà di margine: tra i tanti, vale la pena di citare quello fatto a Tor Sapienza, Roma, che gli è valso il Nastro d’argento e i cui diritti sono stati acquistati dalla casa di produzione di Matteo Garrone con l’intenzione di realizzare un lungometraggio.

Non è un’ambizione artistica, ma sociale. La scuola, Aguaplano, Architettura e TaMaLaCà utilizzano il cinema per raccontare uno spazio in cui il conflitto sociale è comunque incombente, per mediare attraverso la cultura, ed in particolare quella cinematografica, la negatività. Portandola sul set per esorcizzarla. Le tre storie sono di finzione, ma nascono dal racconto che il quartiere ha fatto di se ai registi ed allo sceneggiatore. Anche per questo motivo, dopo la sua realizzazione il film sarà proposto anche fuori dai circuiti regionali. Ed anche per questo, sarà realizzato da una troupe di professionisti e con l’utilizzo di macchinari professionali di ultimissima generazione. Saranno supportati dai ragazzi di alcuni istituti cittadini attraverso il percorso di alternanza scuola/lavoro. Ma il quartiere sarà coinvolto: gran parte del cast tecnico e quasi tutti gli attori vivono a San Donato e ne sono la perfetta incarnazione.
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