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A.B. 30 marzo 2016
Si inaugura domani, nella sede della Fondazione di Sardegna, PPP Pier Paolo Pasolini-sulle ali della poesia, una mostra su uno dei maggiori intellettuali del secondo dopoguerra
A Sassari, Pasolini in immagini


SASSARI - Si inaugura domani, giovedì 31 marzo, alle ore 17.30, nella sede della Fondazione di Sardegna, in Via Carlo Alberto 7, a Sassari, “PPP Pier Paolo Pasolini-sulle ali della poesia”, una mostra sullo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del secondo dopoguerra, ideata lo scorso anno, in occasione del quarantennale della sua tragica scomparsa (avvenuta il 2 novembre 1975). La mostra, che gode delpatrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, si articola in tre sezioni attorno alle intense immagini in bianco e nero scattate al maestro nel 1975 dal fotografo romano Dino Pedriali.

Con la mostra, la Fondazione di Sardegna apre al pubblico ed alla città gli spazi della storica sede di Sassari, da sempre riservati alle attività istituzionali dell’Ente. La Fondazione, che per la sua unicità nella Regione Sardegna, svolge un ruolo primario nello sviluppo economico e nella crescita del capitale umano, sociale e culturale del territorio sardo, vuole, con questa esposizione, offrire alla comunità ed ai cittadini un segnale simbolico forte, volto alla proposizione e condivisione di valori etici e sociali che possano offrire stimoli per la crescita culturale del territorio. Un’occasione importante, che inaugura un progetto di condivisione e compartecipazione alla vita della collettività e che dà anche evidenza della volontà della Fondazione di aprirsi sempre più alla collaborazione sinergica con gli enti territoriali al fine di valorizzare e promuovere le dinamiche culturali che partecipano alla costruzione del patrimonio identitario della nostra terra.

Durante la seconda e terza settimana di ottobre 1975, un giovanissimo Pedriali realizza un reportage fotografico del grande Pasolini, all’apice del suo successo, che verrà assassinato di lì a pochi giorni. Una prima sessione fotografica ha luogo a Sabaudia, nello studio del poeta, intento al lavoro, per le strade della città, in automobile (la mitica Alfa 2000) ed a piedi. Una seconda sessione si tiene pochi giorni dopo nella casa immersa nella vegetazione, che il poeta ha fatto costruire ai piedi della Torre di Chia, vicino a Viterbo, cui Pedriali dedica alcuni scatti. Ecco Pasolini alla scrivania con i suoi strumenti, la macchina da scrivere, la penna, i fogli. È concentratissimo, che è già un modo di essere “nudi”, esposti allo sguardo indagatore dell’altro. Oppure è in giro per le strade della città, in posa, guidato dalle indicazioni del fotografo, un poco imbarazzato, che è un’altra forma di nudità. Destino vuole che queste immagini siano così vicine alla morte dell'artista da esserne segnate, cosicché il gioco delle trasparenze e delle soglie diventa metafora anche della morte, passaggio anch’essa tra due momenti, spazi e tempi, separati ma collegati. L’efficacia straniante di queste immagini di Pedriali sta forse oggi proprio in questo raddoppiamento: anche noi, vicinissimi eppure così distanti, guardiamo attraverso il tempo un corpo conservato ad arte.

Nella foto: uno scorcio della mostra
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