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A.B. 29 gennaio 2016
Dopo 42 anni, l´istituto sassarese ha riaperto ufficialmente oggi le sue porte per accogliere gli studenti fuori sede, anche quelli che da tutta la Sardegna scelgono Sassari credendo e puntando sulla loro formazione
Sassari: rinasce il Convitto Canopoleno


SASSARI - Ci sono voluti ben 42 anni per riaprire il Convitto Canopoleno. Un'attesa ben ripagata. E' stato così che l'istituto sassarese ha riaperto ufficialmente oggi (venerdì) le sue porte per accogliere gli studenti fuori sede, anche quelli che da tutta la Sardegna scelgono Sassari credendo e puntando sulla loro formazione. Un po' come quando ci credette l'arcivescovo di Oristano e Sassari Antonio Canopolo che, nel 1611, volle offrire beni e denaro per fondare a Sassari, sua città natale, un seminario-convitto per studenti e consetirgli studiare e proseguire eventualmente verso una strada religiosa. Ma erano altri tempi, e sono passati ben 405 anni. Anche se la storia non va dimenticata per trovare solide radici in grado di pianificare il futuro. Per un'istituto che ha una visione capace di non fermarsi solo all'ambiente di primo riferimento.

«Siamo convinti che il Canopoleno e le sue offerte possano rappresentare un polo di eccellenza nel panorama della formazione didattico-formativa non solo della nostra città, e che la nostra struttura convuttuale possa essere di supporto ad altri istituti pronti ad accogliere allievi che arrivano da altre realtà per studiare a Sassari. Il Canopoleno deve essere capace di guardare anche oltre, ben aldilà della realtà isolana – dichiara il dirigente scolastico Giovanna Contini – e tutte le azioni che abbiamo posto in essere puntano a questo. Dalle elementari fino ai licei, la nostra istituzione scolastica ha come obiettivo la nascita di un vero e proprio campus dedicato agli studenti, per un percorso formativo di qualità in grado di fare la differenza nel percorso di crescita dei nostri allievi». Nelle vicende del Canopoleno, importanti, perché aiutano a capire e ad inquadrare i circuiti di formazione della classe dirigente isolana, si affacciano e fanno da sfondo gli avvenimenti più significativi della storia sarda del Novecento, con protagonisti di rilievo della memoria collettiva da Palmiro Togliatti (che fu un ex convittore) ad Antonio Segni, Camillo Bellieni, Enrico Berlinguer, Francesco Cossiga, Antonio Pigliaru e Salvatore Mereu. E’ un mondo vivo, quello della Sassari del secondo dopoguerra, popolato da tanti uomini veri, come il preside Francesco Santoni di Sorso, Salvatore Coradduzza, insegnante di latino e greco, l’atleta–poeta Dino Siddi, sportivo di razza e il notissimo giornalista sassarese Aldo Cesaraccio.

Passato e storia, si. Ma non solo: è il presente quello che conta: la struttura che si articola su un’area di circa tre ettari, dispone di scuole interne dei tre ordini (elementari, medie e licei: classico, europeo e sportivo, questi ultimi in grande crescita), tre padiglioni, oltre a riproporre il convitto, insieme al semiconvitto pomeridiano, è “rinforzata” da una piscina coperta, palestra, biblioteca e spazi sportivi all’aperto dal calcio al basket; tutto il necessario per fare di questa struttura un centro residenziale di qualità per gli studenti. Un vero e proprio campus.
 Riaprire il Convitto è stata una convinzione. E per vedere esaudito questo sogno, ha dovuto aspettare l’arrivo dell’attuale combattiva dirigente scolastico Contini che, con grande investimento di risorse umane e finanziarie, ha dato il via ad una serie di lavori di ristrutturazione con un investimento pari a circa un milione e 200mila euro. Le risorse da destinare alla formazione non sono mai abbastanza, benché consistenti.

Nella foto: un momento dell'inaugurazione
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