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Pietro Madeddu 4 gennaio 2016
L'opinione di Pietro Madeddu
Nord Sardegna, una crisi stagnante che sembra non avere fine


Nonostante i reiterati proclami della Giunta Regionale, le inaugurazioni farsa del treno veloce, le sparate sulla sanità e le false riforme istituzionali, il nord della Sardegna continua a vivere una crisi stagnante che sembra non avere fine. Nel frattempo, l’Eni disattende le intese sulla Chimica Verde. Intese intercorse con le massime istituzioni statali, regionale e locali; E.On è andata via dopo aver curato solo i propri interessi speculativi, a discapito degli accordi di programma a suo tempo stipulati con amministrazioni e forze sociali; e chi gli è subentrato, ad oggi, sembra continuare sulla stessa falsa riga; il percorso di bonifica delle aree Syndial si è arenato tra i meandri della burocrazia italiana; le infrastrutture viarie di collegamento tra gli aeroporti di Alghero e Olbia sono ferme al palo o viaggiano a scartamento ridotto. Il tutto tra l’indifferenza, l’inerzia ed il pressapochismo del presidente Pigliaru e dei suoi professori, che si distinguono solo per incapacità manifesta, inadeguatezza e subalternità totale nei confronti del Governo italiano. Per risollevare le sorti di questo territorio, non sono sufficienti le sterili rivendicazioni sull’istituzione di una Area metropolitana, ma occorrono proposte percorribili, frutto dell’unità d’intenti dei governi delle nostre città.

La protesta contro il Cagliaricentrismo ha senso solo se la stessa la si riempie di contenuti economici, demografici e sociali, oltre che di scelte politiche e progettuali di area vasta che provengono dal basso. Non è più concepibile che si apra una discussione su quello che, di volta in volta, ci propinano le multinazionali di turno e lo stesso Governo nazionale, siano essi progetti di inceneritori, razzi Vega, modelli di bonifica o produzioni energetiche. Questo territorio deve dotarsi di un serio strumento di pianificazione territoriale, moderno e condiviso, che contenga le linee guida di uno sviluppo armonico e ambientalmente compatibile. Occorre ripartire da un nuovo piano strategico di sviluppo territoriale concertato tra tutti gli enti locali della Area Vasta del Sassarese. Tenuto conto che i Comuni del nord ovest della Sardegna sono amministrati da sindaci espressione di forze politiche tutte diverse tra loro, è giunto il momento di far diventare questo aspetto un valore da sfruttare. Per far ciò, i primi cittadini di queste realtà dovrebbero spogliandosi della propria maglietta partitica di appartenenza per coniare un modello di sviluppo sinergico, nell’esclusivo interesse territoriale. Una buona base di lavoro esiste già ed è contenuta nei piani strategici territoriali approvati nel 2007, dove si tracciavano le strade per: attuare le bonifiche dei siti industriali, pianificare l’arrivo del metano, favorire lo sviluppo del comparto turistico e quant’altro.

Ora si tratta di verificare lo stato di attuazione di quei progetti, attualizzare quelli fattibili, come ad esempio quello del il polo metanifero, per poi concordare su poche, ma significative, scelte progettuali che siano di esclusivo interesse per le nostre comunità. Non è tollerabile che su questioni di grande impatto territoriale, ogni comune possa andare in ordine sparso, favorendo in questo modo il gioco di multinazionali spregiudicate o del predatore di turno, sia esso un soggetto pubblico che privato.Se il territorio del Sassarese vuole darsi un connotazione Metropolitana, può farlo istituendo da subito una Consulta dei comuni dell’area vasta, che, con l’ausilio degli enti di secondo grado, quali Consorzi Industriali e Camera di Commercio, possa lavorare alla elaborazione e condivisione di un nuovo piano strategico territoriale, che serva a coniare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Strumento che sia fonte di crescita e di speranza per tutti noi e per le future generazioni di questo meraviglioso angolo di Sardegna.

* segretario della Federazione di Sassari del PsdAz
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